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10 cose che devi sapere sull’Economia Circolare

Passare ad un’Economia Circolare potrebbe essere una pratica soluzione per risolvere il pressante problema dell’esaurimento delle risorse del pianeta. Ecco dieci cose che dovresti conoscere:

1. Perchè ne abbiamo bisogno?

L’economia circolare è sempre più considerata come una soluzione pratica per la crisi delle risorse naturali del nostro pianeta. Le riserve di risorse chiave come i metalli, terre rare e minerali sono in diminuzione, mentre i costi di esplorazione e di estrazione sono in aumento.

L’attuale modello lineare di produzione e consumo basato sull'”usa-e-getta” determina uno spreco incredibile di risorse. Secondo il libro di Richard Girling, Rubbish!, il 90% dei materiali grezzi utilizzati nei processi produttivi diventano un rifiuto prima ancora che il prodotto esca dalla fabbrica, mentre l’80% dei prodotti stessi viene buttato via nei primi 6 mesi della loro vita. Tutto ciò, insieme alle crescenti tensioni geopolitiche e i rischi di fornitura, stanno contribuendo a rendere estremamente volatili i prezzi delle materie prime. Un’Economia Circolare contribuirebbe a stabilizzare alcuni di questi problemi ed a dissociare la crescita economica dal consumo di risorse.

2. Non parliamo soltanto di riciclo

Sebbene il riciclaggio possa offrire una soluzione parziale, i suoi processi sono spesso ad alta intensità energetica e, in generale, portano comunque ad una forte domanda di materiali vergini. L’economia circolare va al di là del riciclaggio in quanto si basa su un sistema industriale orientato verso l’eliminazione dei rifiuti. Questa infografica della MacArthur Foundation Ellen mostra come il riciclaggio è un “cerchio esterno” dell’economia circolare, che richiede più input di energia rispetto ai “cerchi interni” della riparazione, del riutilizzo e della rigenerazione. L’obiettivo non è quindi solo quello di progettare i prodotti per un migliore recupero a fine vita, ma anche di ridurre al minimo il consumo di risorse.

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3. Molte celebrità la supportano

La prima definizione di Economia Circolare risale al 1970 (vedi John T LyleWalter Stahel), ma ha iniziato a prendere piede quando l’ex marinaio Dame Ellen MacArthur ha istituito la Ellen MacArthur Foundation nel 2010 per sostenere il concetto. Da allora, la Fondazione è stata enormemente influente nel fare risuonare il tema tra leader mondiali, multinazionali e istituzioni accademiche. Diverse celebrità hanno dato il loro appoggio all’economia circolare: Brad Pitt è un membro fondatore del Cradle to Cradle Product Innovation, mentre personaggi come Arnold Schwarzenegger, Meryl Streep, Susan Sarandon e Will.i.am hanno più volte sostenuto il principio.

4. Conviene

Un’ Analisi di McKinsey stima che il passaggio ad un’Economia Circolare potrebbe generare 1 Trilione di $ nell’economia globale nei prossimi 5 anni. Il programma WRAP (Waste & Resources Action Programme) della Circular Economy 2020 Vision, stima che l’Unione Europea potrebbe beneficiare di un miglioramento del bilancio commerciale di 90 Miliardi di € e la creazione di 160.000 posti di lavoro. Le industrie manifatturiere, data la loro dipendenza dalle materie prime, saranno le prime a raccogliere questi frutti: sempre secondo McKinsey, si potrebbero infatti realizzare fino a 630 Miliardi di $ per anno di risparmio netto sui materiali entro il 2025.

5. Primato delle grandi aziende

Alcune grandi multinazionali stanno già promuovendo modelli di business che puntano al leasing, al miglioramento delle prestazioni, al riutilizzo ed all’allungamento del ciclo di vita dei propri prodotti. Queste aziende, grazie alla loro scala globale, possono accelerare la transizione ad un modello di Economia Circolare. Esiste anche una piattaforma di collaborazione che riunisce queste aziende : la Circular Economy 100. Purtroppo il coinvolgimento delle piccole e medie imprese rimane ad oggi limitato: una recente indagine su circa 300 PMI in Inghilterra, Francia e Belgio ha trovato che quasi il 50% non aveva mai sentito parlare del concetto di Economia Circolare.

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6. Intervento del Governo

Per scalare il  modello dell’economia circolare a livello internazionale è necessario il sostegno del governo. Alcuni paesi stanno già cominciando ad agire – la Cina ha istituito il CACE, un’associazione sostenuta dal governo per favorire la crescita circolare, mentre la Scozia ha rilasciato il proprio programma per l’Economia Circolare. Il 2 dicembre scorso, la Commissione europea ha presentato il nuovo pacchetto sull’economia circolare, dopo che nel febbraio 2015 aveva provveduto al ritiro del primo pacchetto presentato nel luglio 2014.

7. Cambierà il nostro modo di consumare

Il nostro rapporto con i prodotti e servizi che acquisteremmo in un’economia circolare potrebbe essere completamente diverso. Si favorirebbe ad esempio l’accesso e le prestazioni sulla proprietà.

I contratti del tipo “pay per use” tipici degli smartphone potrebbero essere estesi ad esempio ad altri prodotti come lavatrici, vestiti ed altro hardware. Philips, Kingfisher Group and Mud Jeans stanno già sperimentando modelli di business del tipo “product-as-a-service”, in cui i clienti sono considerati utenti più che consumatori. Un tale cambiamento non solo consentirebbe alle imprese di mantenere la proprietà del prodotto per facilitarne la riparazione, il riutilizzo e la rigenerazione, ma estenderebbe gli obblighi di responsabilità ai clienti come parte del contratto di acquisto.

8. Nasceranno nuove professionalità

La transizione verso un’economia circolare richiede progettazione a livello di sistema: ci sarà bisogno di nuove competenze, non solo all’interno dell’area STEM (Science, Technology, Engineering, Maths), ma in tutte le discipline creative del design, della pubblicità e dei servizi digitali.

Su un livello più pratico, varie organizzazioni come la Fondazione Ellen MacArthur e la Circular Economy Australia hanno già intrapreso percorsi formativi con università e scuole secondarie.

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9. Sarà un processo “disruptive”

Uno dei fattori abilitanti principali sarà la cosìdetta “disruptive innovation”: un termine coniato da Clayton Christensen che descrive un nuovo prodotto o un servizio che, dopo aver preso piede in piccole nicchie di mercato, dilaga sempre più velocemente, eventualmente scalzando via competitors affermati, spostando i mercati esistenti e creandone di nuovi. E qui ci riallacciamo al concetto di “open innovation”, secondo cui le grandi aziende debbono fare ricorso ad idee esterne se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche e non essere “disrupted”.

10. In alcuni Stati è già una realtà

In un’analisi condotta nel 2010 dal Waste & Resources Action Programme (WRAP), si stima che un quinto dell’economia del Regno Unito stia già operando in maniera circolare: su 600 milioni di tonnellate di materiale prodotto, 115 milioni erano già inviati a riciclo. Le proiezioni del WRAP mostrano che questo dato potrebbe salire al 27% al 2020.


Rethink – Sustainable Solutions è una società di ingegneria e consulenza tecnica che vuole favorire il passaggio ad un modello di Economia Circolare mediante soluzioni innovative in campo energetico ed ambientale, integrando i canali digitali. Sei interessato ai nostri corsi di formazione sull’Economia Circolare? Lascia qui i tuoi recapiti, sarai subito ricontattato senza impegno:

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