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Caso Studio Fotovoltaico 2017: conviene ancora alle aziende? Ecco il Business Plan di un caso reale

Caso Studio Fotovoltaico 2017: analizziamone la convenienza con un caso studio di un impianto in Provincia di Salerno, per capire tutte le voci che concorrono al ritorno dell’investimento.

Nel 2016, è proprio la tecnologia fotovoltaica a guidare la classifica delle installazioni di impianti a fonti rinnovabili, con nuovi 369 MW installati, per un totale di 19261 MW a fine 2016. Una crescita di circa il 24% rispetto al 2015, con il mercato delle taglie residenziali (P < 20kW) e commerciali (20 kW < P < 200 kW) a farla da padroni.

Ma nel 2017, per un’azienda, conviene ancora installare un impianto fotovoltaico? La risposta è: DIPENDE.

Le voci da considerare sono tante.

E’ per questo che abbiamo fatto il punto della situazione analizzando il business plan di un Caso Studio Fotovoltaico reale di un impianto in Provincia di Salerno, con tutte le novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2017 (ad es. il super ammortamento!) per capire tutte le voci che concorrono al ritorno dell’investimento.

Si parte dai consumi effettivi

fotovoltaico 2017 Sembrerà scontato dirlo, ma l’impianto fotovoltaico va tarato sui reali consumi aziendali: con la chiusura del Conto Energia, per massimizzare il ritorno dell’investimento dobbiamo massimizzare l’auto-consumo di energia, minimizzando il prelievo dalla rete, in modo da massimizzare il risparmio in bolletta. Il primo passo è quindi quello di analizzare in maniera quanto più approfondita possibile i consumi reali del sito dove si andrà ad installare l’impianto. Sono necessarie almeno le bollette con il dettaglio dei consumi a copertura di un anno.

Nel caso studio fotovoltaico in esame, la nostra azienda aveva un consumo concentrato all’85% in fascia F1 (lun-ven dalle 8.00 alle 19.00, escluse festività nazionali), come indicato nel grafico.

Il dimensionamento dell’impianto

Possiamo quindi procedere con il dimensionamento dell’impianto. Oltre alla distribuzione dei kWh giornalieri consumati, è necessario tenere in conto numerosi altri fattori:

  • la superficie utile disponibile
  • il sito di installazione (latitudine, radiazione solare disponibile, temperatura, riflettanza della superficie antistante i moduli);
  • esposizione dei moduli: angolo di inclinazione (Tilt) e angolo di orientazione (Azimut);
  • eventuali ombreggiamenti del generatore fotovoltaico;
  • caratteristiche dei moduli: potenza nominale, coefficiente di temperatura, perdite per disaccoppiamento o mismatch;
  • caratteristiche del BOS (Balance Of System);
  • Tipologia di connessione esistente.
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Senza entrare nel merito, data la complessità del calcolo, nel nostro caso reale abbiamo un impianto da 99,9 kWp costituito da 377 moduli da 265 Wp, con una producibilità di circa 124700 kWh all’anno.

Chiaramente, l’impianto fotovoltaico produrrà energia durante le ore di sole. Come quest’energia è mediamente distribuita durante i vari giorni dell’anno, lo sappiamo grazie alla statistica:

fotovoltaico 2017

Il business plan

La producibilità dell’impianto

Per verificare la convenienza economica dell’impianto dobbiamo stimare l’auto-consumo di energia: si confronta quindi la distribuzione dei kWh giornalieri consumati dall’azienda e quelli prodotti dall’impianto. All’anno 1, nel nostro caso, abbiamo:

  • Producibilità dell’impianto: 124697 kWh
  • Consumi totali dell’azienda: 115905 kWh
  • Autoconsumo da impianto fotovoltaico: 90068 kWh
  • Prelievo di energia dalla rete: 25837 kWh
  • Iniezione in rete maggiorata: 35849 kWh

I Ricavi

Con la chiusura del V Conto Energia (06 giugno 2013), l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici non è più incentivata secondo lo schema della Feed-In Premium. E’ però ancora possibile accedere allo Scambio sul Posto: una particolare modalità di valorizzazione dell’energia elettrica che consente, al produttore, di ottenere un Contributo SSP erogato annualmente dal GSE, pari alla somma di due quote:

  • Quota energia (minor valore tra il controvalore al prezzo di mercato dell’energia elettrica immessa in rete e l’onere dell’energia elettrica prelevata dalla rete per i consumi)
  • Quota servizi, con cui si restituiscono i corrispettivi per i servizi di rete e per gli oneri generali di sistema in proporzione all’energia scambiata con la rete.

Nel nostro caso studio fotovoltaico, all’Anno 1, avremo:

  • Ricavi da Contributo in Conto Scambio: 2744,36 €.
  • Saldo eccedenze a Ricavo: 661,49 € (si ottiene un’eccedenza quando il controvalore è superiore all’onere: in tal caso la differenza costituisce un’eccedenza che potrà accumularsi nel corso degli anni per essere utilizzata quando in un determinato anno l’onere sia superiore al controvalore, ovvero potrà essere richiesta in liquidazione contestualmente al pagamento del contributo di SSP)

Per un totale di circa 3405 €.

A questo valore dobbiamo aggiungere il nostro risparmio in bolletta generato dall’autoconsumo dell’energia annualmente prodotta dall’impianto. Nel nostro caso, il costo medio dell’energia per l’azienda era di 180 €/MWh, per un risparmio di circa 16212 €

I Costi operativi

Quali sono i costi che dobbiamo sostenere per mantenere l’impianto fotovoltaico in perfetto stato di funzionamento? Escludendo eventuali lavori di manutenzione straordinaria (ad es. sostituzione componenti o inverter), le voci di cui tener conto sono le seguenti:

  • Assicurazione: 950 €/anno
  • Manutenzione ordinaria: 1311 €/anno
  • Oneri dovuti al GSE per lo Scambio sul Posto: 130 €/anno
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Parliamo quindi di circa 2390 €/anno.

Il SuperAmmortamento

Il Margine operativo lordo  (Ricavi – Costi) dell’impianto all’anno 1 è quindi di: 17228 €.

Entra ora in gioco il famoso SuperAmmortamento. Ne già abbiamo parlato qui.

La disciplina del super ammortamento si applica a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa: per alcuni beni strumentali, tra cui i cosiddetti “imbullonati”, il costo sostenuto da imprese e professionisti per la loro acquisizione può essere maggiorato del 40% rispetto a quello imputato nel conto economico.

In sostanza, la normativa permette di applicare la quota di ammortamento standard del 9% all’anno al 140% del costo dell’impianto, se questo risulta “imbullonato” (Circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 36/E 2013, n. 2/E del 2016, n. 27/E 2016 e articolo 1, comma 21, della legge n. 208/2015 sui cosiddetti “imbullonati”).

Considerando un costo “Chiavi in mano” dell’impianto fotovoltaico di 1050€/kWp, circa 105000 €, possiamo quindi ammortizzare circa 13200 € ogni anno, rispetto agli standard 9450 € che si avrebbero senza SuperAmmortamento. Ciò determina un importante vantaggio fiscale, in quanto va ad abbattere il Risultato ante imposte.

Le imposte

Grazie al SuperAmmortamento, abbiamo quindi un RISULTATO ANTE IMPOSTE al primo anno di 4011 €. E’ necessario ora tenere conto delle imposte.

  • Prima domanda: è necessario considerare l’IMU? A rispondere ci aiuta la circolare 2/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate: secondo il legislatore, dal 2016 gli impianti fotovoltaici o macchinari installati (p.e. inverter) sono ininfluenti ai fini della determinazione della rendita quando non hanno alcuna funzione strutturale nell’immobile dove sono ubicati, e sono funzionali ad uno specifico processo produttivo. Gli “imbullonati” quindi non pagano IMU.
  • Seconda domanda: il Contributo dello Scambio sul Posto è tassato? Per impianti commerciali e comunque tutti gli impianti sopra i 20 kw il contributo del GSE assume rilevanza fiscale: dovrà essere emessa regolare fattura e per questo è sottoposto a tassazione completa, come qualsiasi altro reddito: in questo caso sul contributo si dovranno pagare sia le imposte dirette (Irpef, ires, …) sia l’IVA.
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Considerando quindi IRES + IRAP al 31.4%, all’Anno 1 abbiamo 1260 € di tasse.

Il ritorno dell’investimento

E’ il momento di tirare le somme. Considerando le tasse, all’anno 1 abbiamo un UTILE NETTO di circa 2752€, a cui dobbiamo riaggiungere la quota di SuperAmmortamento (ci è servita soltanto per risparmiare sulle tasse, ma non sono soldi che effettivamente abbiamo speso) per ottenere i flussi di cassa reali.

All’anno 1 il flusso di cassa dell’impianto è quindi di circa 15968 €.

Banalmente, il tempo di ritorno dell’investimento è pari a Costo investimento / Flusso di cassa = circa 6,5 anni. Significa che terminato quel periodo, ovvero dal settimo anno fino alla durata dell’impianto (si stima 25 anni), l’impianto si sarà ripagato e parteciperà attivamente al funzionamento dell’azienda.

La simulazione può essere ora estesa facilmente a tutta la durata dell’impianto (25 anni), applicando alcuni fattori correttivi:

  • La perdita di efficienza dei moduli nel tempo, che porta ad una riduzione della producibilità di un valore intorno ai 0,5%/anno;
  • La variazione del prezzo dell’energia, che influenza il risparmio in bolletta;
  • L’inflazione dei prezzi.

Si può essere più o meno cauti nel dare un valore a questi dati, ma in definitiva, l’impianto in 25 anni genererà in media circa 14000 €/anno, con un tasso interno di rendimento dell’investimento del 14%.

Conclusioni

Nel caso studio fotovoltaico in esame, l’impianto fotovoltaico nel 2017 risulta essere ancora un ottimo investimento, soprattutto alla luce della disciplina del superammortamento.

Come si è visto, è però molto importante valutare bene l’investimento alla luce dei reali consumi aziendali: la redditività dell’investimento cambia molto a seconda di numerosi fattori, tra cui:

  • Concentrazione dei consumi durante il giorno;
  • Prezzo dell’energia prelevata;
  • Costo dell’investimento;
  • Costi di gestione.

Rethink – Sustainable Solutions è una società di ingegneria e consulenza tecnica di Salerno specializzata in campo ambientale ed energetico. Valuta i nostri servizi, richiedi un preventivo o richiedi un’analisi tecnico-economica gratuita per valutare se investire in un impianto fotovoltaico utilizzando il seguente form:

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