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Dall’auto-compostaggio al compostaggio di comunità: una sintesi della normativa

Il compostaggio rappresenta una delle tecnologie principali per il recupero delle biomasse provenienti dai rifiuti urbani, dall’agroindustria, e dalla zootecnia intensiva.

Favorendo la reintegrazione di questi scarti negli agroecosistemi di origine, il compostaggio favorisce il passaggio ad un modello di Economia Circolare.

Di particolare interesse gli impianti intermedi di compostaggio, tra il domestico e l’industriale. Questi impianti si basano generalmente su piccole macchine elettromeccaniche in grado di processare in loco lo scarto organico. La normativa ha introdotto recentemente numerose novità in materia: poiché la confusione è ancora tanta, cerchiamo di fare chiarezza.

Cosa è il compostaggio?

Il compostaggio consiste nella stabilizzazione biologica in fase solida di scarti, residui e rifiuti organici fermentescibili, in condizioni aerobiche (presenza di ossigeno molecolare) tali da garantire alla matrice in trasformazione il passaggio spontaneo attraverso una fase di autoriscaldamento, dovuto alle reazioni microbiche. Questo processo trasforma il substrato di partenza in un prodotto stabile, simile all’humus, chiamato compost. Si tratta, essenzialmente, dello stesso processo di trasformazione che in natura ricorre spesso in diversi contesti quali, per esempio, la lettiera dei terreni forestali ovvero i cumuli di letame in maturazione, con la differenza che, nelle applicazioni tecnologiche, esso viene opportunamente incrementato ed accelerato.

A livello legislativo, il compost viene definito e classificato in diverse categorie secondo quanto previsto dalla normativa nazionale sui Fertilizzanti (All. 2 del Decreto Legislativo 217/06 e s.m.i).

  • AMMENDANTE COMPOSTATO VERDE (ACV): derivante da scarti di manutenzione del verde ornamentale, altri materiali vegetali come sanse vergini (disoleate o meno) od esauste, residui delle colture, altri rifiuti di origine vegetale.
  • AMMENDANTE COMPOSTATO MISTO (ACM): derivante dalla frazione organica dei Rifiuti Urbani proveniente da raccolta differenziata, inclusi i rifiuti in plastica compostabile secondo la norma UNI EN 13432, compresi i prodotti sanitari assorbenti non provenienti da ospedali ed assimilati, previo idoneo processo di sanificazione, qualora necessario, dal digestato da trattamento anaerobico (con esclusione di quello proveniente dal trattamento di rifiuto indifferenziato), da rifiuti di origine animale compresi liquami zootecnici, da rifiuti di attività agroindustriali e da lavorazione del legno e del tessile naturale non trattati, nonché dalle matrici previste per l’ammendante compostato verde.
  • AMMENDANTE COMPOSTATO CON FANGHI (ACF): derivante da reflui e fanghi nonché dalle matrici previste per l’ammendante compostato misto.
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La normativa nazionale sul compostaggio di piccola scala

Come noto, qualunque attività di gestione di rifiuti è subordinata all’ottenimento di un titolo autorizzativo. Nel caso di impianti non industriali, che favoriscono il decentramento della gestione degli scarti organici, recentemente la normativa ha introdotto numerose semplificazioni, tra cui il Decreto Sottoprodotti di cui abbiamo parlato qui.

In particolare, i piccoli impianti di compostaggio oggi possono rientrare in una delle seguenti categorie.

Auto-compostaggio (articolo 183, comma 1, lettera e) del D. Lgs. 152/06 e s.m.i.)

 “compostaggio degli scarti organici dei propri rifiuti urbani, effettuato da utenze domestiche e non domestiche, ai fini dell’utilizzo in sito del materiale prodotto”

In questo caso, il produttore degli scarti coincide con il possessore del compostatore e con l’utilizzatore del compost. Non si rientra nel regime dei rifiuti (non a caso la normativa parla di scarti organici): non sono necessarie quindi autorizzazioni!

Compostaggio di piccola scala (articolo 214, comma 7-bis del D. Lgs. 152/06 e s.m.i.)

 “[..], gli impianti di compostaggio aerobico di rifiuti biodegradabili derivanti da attività agricole e vivaistiche o da cucine, mense, mercati, giardini o parchi, che hanno una capacità di trattamento non eccedente 80 tonnellate annue e sono destinati esclusivamente al trattamento di rifiuti raccolti nel comune dove i suddetti rifiuti sono prodotti e nei comuni confinanti [..]”

Sono quindi veri e propri piccoli impianti di trattamento “locali” o “di prossimità”: in questo caso, il compost non ha limiti di utilizzazione.

Tali impianti di compostaggio possono essere così autorizzati:

  • acquisito il parere dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA);
  • previa predisposizione di un regolamento di gestione dell’impianto che preveda anche la nomina di un gestore da individuare in ambito comunale;
  • realizzati e posti in esercizio con Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai sensi del Testo Unico in materia edilizia (D.P.R. 380/2001), anche in aree agricole.
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 Compostaggio di comunità (articolo 183, comma 1, lettera qq-bis del D. Lgs. 152/06 e s.m.i.)

“compostaggio effettuato collettivamente da più utenze domestiche e non domestiche della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti”

E’ stato recentemente regolamentato dal Decreto 266/2016, che fissa i criteri operativi e le procedure organizzative semplificate per per il compostaggio di comunità di rifiuti organici non superiori a 130  tonnellate annue.

Questi sono gli elementi che caratterizzano il compostaggio di comunità:

  • presenza di un organismo collettivo: due o più utenze domestiche o non domestiche costituite in condominio, associazione, consorzio o società, ovvero in altre forme associative di diritto privato che intendono intraprendere un’attività di compostaggio.
  • un’apparecchiatura per il compostaggio conforme ai requisiti dell’allegato 4 e 5: per la taglia piccola (T1) l’apparecchiatura è di tipo statico o elettromeccanico; per la taglia media (T2) e grande (T3) l’apparecchiatura è di tipo elettromeccanico. L’apparecchiatura è entro 1 km di distanza dalle utenze conferenti.
  • Il compost prodotto deve derivare dagli scarti elencati nell’all. 3; deve inoltre rispettare i requisiti previsti dall’all. 6 relativi ad umidità, pH, temperatura, ecc; in particolare, per poter essere utilizzato per attività destinati alla produzione e vendita di prodotti per uso umano o animale deve rispettare i requisiti del ACV o ACM. Tutto il compost deve essere unicamente auto-consumato presso una o più delle utenze conferenti.

La procedura autorizzativa è semplificata:

  • Possono essere realizzati e posti in esercizio con Segnalazione Certificata di Inizio Attività ai sensi del Testo Unico in materia edilizia (D.P.R. 380/2001), anche in aree agricole.
  • È necessario impostare il regolamento sull’organizzazione dell’attività di compostaggio (all. 2);
  • È necessario nominare un soggetto incaricato della conduzione dell’apparecchiatura;

 

Ricapitolando:

Utenza Impianto Uso compost Definizione Limiti Normativa Procedura autorizzativa Esempio
Unica Presso l’utenza Presso l’utenza Auto-compostaggio nessuno Art. 183, 1.e), D. Lgs. 152/06 e s.m.i. Nessuna Famiglia, scuola, azienda, albergo con area verde
Plurima Stesso comune o limitofo Qualsiasi Compostaggio locale <80 t/anno Art. 214, 7-bis, D. Lgs. 152/06 e s.m.i. – S.C.I.A.
– Parere ARPA
– Regolamento di gestione
Impianto comunale
Unica Presso l’utenza Qualsiasi Compostaggio locale <80 t/anno Art. 214, 7-bis, D. Lgs. 152/06 e s.m.i. – S.C.I.A.
– Parere ARPA
– Regolamento di gestione
Albergo senza aree verdi, mercato
Plurima Presso una delle utenze < 1 km Presso almeno una delle utenze < 1 km Compostaggio di comunità <130 t/anno D. 29 dicembre 2016, n. 266 – S.C.I.A.
– Regolamento di gestione
– nomina Conduttore
Impianto comunale, condomino, quartiere, gruppo di aziende.
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I vantaggi di un impianto di compostaggio

L’uso del compost, grazie al suo elevato contenuto di sostanza organica stabilizzata, ha diversi vantaggi:

  • può essere impiegato per integrare o sostituire in misura variabile la concimazione chimica, la cui riduzione può avere importanti riflessi sia ambientali sia economici.
  • migliora le caratteristiche fisiche del terreno, che risulta pertanto salvaguardato da fenomeni di erosione ed è più facilmente lavorabile.
  • accumula carbonio nel suolo, combattendo l’effetto serra.
  • è una pratica “ecologica”, perché viene impiegato un materiale che deriva dal recupero in condizioni controllate di matrici organiche selezionate, altrimenti destinate allo smaltimento in discarica.
  • contribuisce alla riduzione del fabbisogno impiantistico territoriale.
  • contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio e alla riduzione dei rifiuti urbani in discarica.

Inoltre, la normativa (art. 208 comma 19-bis del D. Lgs. 152/06 e s.m.i) prevede uno sconto OBBLIGATORIO sulla TARI per le attività agricole e vivaistiche e per le utenze domestiche. Lo sconto viene spesso concesso anche a tutte le altre tipologie di utenze, ma è necessario verificare caso per caso con il proprio Comune.


Rethink – Sustainable Solutions è una società di ingegneria e servizi tecnici a Salerno e Latina che vuole favorire il passaggio ad un modello di Economia Circolare. Sei interessato al Compostaggio di piccola taglia? Scopri le nostre soluzioni per l’Economia Circolare o contattaci per un approfondimento.

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